L’Autosabotaggio: 2 cause e come cambiare

Autosabotaggio: definizione

Per autosabotaggio si intende l’insieme di comportamenti, pensieri e atteggiamenti che ostacolano il raggiungimento dei propri obiettivi personali, professionali o relazionali. Non si tratta necessariamente di mancanza di volontà. Molto spesso, dietro questi comportamenti, si nascondono paure profonde: il timore del fallimento, della delusione, del giudizio degli altri oppure, paradossalmente, anche della riuscita.

Comportamenti

Alcuni comportamenti che si mettono in atto, fornendo spiegazioni apparentemente razionali, sono:

  • Procrastinare: rimandare continuamente attività importanti è una delle forme più diffuse di autosabotaggio. Non si tratta sempre di pigrizia: spesso il rinvio serve a evitare la paura di non essere abbastanza capaci
  • Perseguire strategie di evitamento: cercare di evitare situazioni che potrebbero farci intraprendere una determinata azione
  • Negare i propri sentimenti: illudersi che non ci fa piacere una determinata cosa e che possiamo rinunciarci
  • Compiacere gli altri: mettere in atto continuamente comportamenti, decisioni o opinioni per ottenere accettazione o evitare disapprovazione
  • Avere manie di perfezionismo: pretendere risultati impeccabili può diventare un blocco. Il perfezionismo porta a pensare che “se non posso farlo perfettamente, allora è meglio non iniziare”
  • Paragonare sempre la propria vita a quella degli altri: raggiungere un obiettivo può non bastare, perché l’attenzione si sposta subito su qualcuno che sembra avere di più

Quali sono le cause?

  1. Motivazionali:
    • Diciamo a noi stessi di desiderare l’obiettivo, ma in realtà non rappresenta una nostra priorità; ciò accade in quanto non siamo consapevoli che gli obiettivi che sabotiamo a volte ci sono imposti da altri e quindi non ci appartengono nel profondo.
    • Abbiamo una scala di bisogni diversa, pertanto se ad esempio desideriamo fare carriera, ma in realtà la nostra priorità è rappresentata dalla famiglia, non saremo disposti a privilegiare la prima a scapito della seconda.
    • Il raggiungimento dell’obiettivo non procurerà abbastanza piacere a tal punto da mettere in atto il cambiamento.
    • Obiettivo vago e non specifico.
    • Piano d’azione vago e non specifico.
  2. Cognitive: Non modifichiamo lo schema mentale che abbiamo, e di cui il cambiamento necessita, in alcuni casi come forma di difesa proteggendo la nostra autostima e tutelandola da eventuali fallimenti. Nell’autosabotaggio si associa un’immagine ed una convinzione negativa all’azione che si vuole intraprendere; è importante capire quali convinzioni ci bloccano, focalizzandoci su immagini e convinzioni positive e sull’impatto che avrebbe nella nostra vita il raggiungimento dell’obiettivo.

I segnali da riconoscere

Riconoscere l’autosabotaggio non è sempre semplice, ma alcuni segnali possono aiutare:

  • iniziare molti progetti senza terminarli
  • trovare sempre scuse per rimandare
  • rinunciare appena compaiono difficoltà
  • sentirsi costantemente “non abbastanza”
  • avere paura del giudizio altrui
  • distruggere relazioni o opportunità positive

Prendere consapevolezza di questi schemi è il primo passo per interromperli.

Cosa fare per cambiare?

Se analizziamo in dettaglio le cause che possono indurre un individuo a mettere in atto una condotta di autosabotaggio, possiamo dedurre delle azioni da mettere in atto al fine di minimizzare le possibilità che tale condotta possa verificarsi.

Ecco un elenco di azioni da mettere in atto:

  1. Verificare quanto si desidera l’obiettivo e se è in contrasto con altri bisogni
  2. Definire l’obiettivo
  3. Analizzare vantaggi e svantaggi che ci procura mettere in atto l’azione e raggiungere l’obiettivo
  4. Individuare le convinzioni e le immagini negative che ci bloccano
  5. Sostituire le convinzioni e le immagini negative con altre positive
  6. Attingere a proprie esperienze di successo o comportamenti di successo di altri
  7. Formulare un piano d’azione chiaro e specifico

Conclusione

L’autosabotaggio non è debolezza, ma un meccanismo di difesa che spesso nasce dal bisogno di proteggersi. Il problema è che ciò che inizialmente serve a evitare il dolore finisce, col tempo, per limitare la crescita personale.

Comprendere questi schemi significa iniziare a liberarsi da essi. Cambiare non avviene in un giorno, ma ogni piccola scelta consapevole può interrompere il ciclo e aprire la strada a una versione più autentica e libera di sé stessi.

 

 

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